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Meno è di più a Jaipur

Fotografare lo spirito locale in India

Meno è di più a Jaipur

So che il modo migliore per spingermi a migliorare come fotografo è scattare, scattare ancora e continuare a scattare. Quando sono fuori con la mia macchina fotografica, so che accadrà qualcosa di magico. Più fotografo, più sono fortunato e nuove immagini arricchiscono inevitabilmente la mia cartellina. 

Tra un servizio e l'altro, mi do l'incarico di fotografare persone e posti che mi servono da ispirazione. Durante un recente servizio a Dubai, mi ripromesso di andare a fotografare un paese che avevo sempre voluto catturare in foto: l'India. 

Da Dubai era un volo economico di sole tre ore fino a Jaipur in India. Avrei avuto solo due giorni per fotografare, ma mi andava bene. Doveva giusto essere un'introduzione; un piccolo assaggio fotografico in un posto in cui sapevo sarei tornato. La mia missione era di assaporare ogni momento e apprezzare il piacere di vagare per le strade con la mia macchina fotografica, lasciando che il caso e la fortuna mi facessero da guida: la semplice gioia di fotografare.

Trovo che il motto \"meno è di più\" si addice bene alla fotografia. Che sia in termini di composizione e inquadratura o dell'attrezzatura che mi porto appresso. Ho diverse macchine fotografiche e obiettivi tra cui scegliere, ma ho solo un occhio per mirino alla volta. So anche che più premo l'occhio sul mirino, più fotografo bene; così mi sono portato dietro due macchine e due obiettivi: una Nikon D4 con obiettivo da 85mm e una Nikon D800E con un obiettivo da 35mm.

Sono sempre stato convinto che bisogna esplorare fino in fondo il proprio soggetto: occhio attaccato al mirino, sempre più vicino, poi di nuovo indietro, come una danza della composizione. Dico sempre ai nuovi fotografi di impostare lo zoom sui valori estremi e invece di regolarlo con l'anello di messa a fuoco, dico loro di cambiare zoom con i piedi, così da cogliere come il soggetto cambia in relazione agli altri elementi dentro il fotogramma. Questa concentrazione su ogni più piccolo dettaglio può fare la differenza tra una foto mediocre ed una eccezionale; tutto si gioca su una piccola variazione della posizione della macchina. 

Ho visto molto fotografi appesantiti da troppa attrezzatura, un peso invece che una benedizione. Non esiste un obiettivo perfetto per tutte le situazioni, allo stesso tempo un obiettivo può essere buono in molte occasioni e la sfida è di riuscire a lavorare con i limiti tecnici che si hanno, imparando ad acuire i nostri sensi e capacità e vedendo così meglio le immagini.

So per esperienza che per lavorare al meglio, io ho bisogno di sentirmi al sicuro e a mio agio nei nuovi luoghi che fotografo. Non sono mai stato in India ed anche se Jaipur è probabilmente un luogo più tranquillo rispetto alle grandi città di Bombay, Mumbai e Calcutta, è pur sempre un caos multicolorato. Avere qualcuno accanto a stare attento in ogni situazione, con cui comunicare e a cui poter chiedere quello di cui ho bisogno perché sa parlare la lingua del posto quando ho un problema, fa un'enorme differenza. 

A Janu, per esempio, dissi alla mia guida che volevo girovagare e esplorare la Pink City, seguendo la luce del tardo pomeriggio mentre si affievoliva al tramonto e lasciava il passo alla notte. Sebbene per istinto lui avrebbe voluto portarmi a visitare tutte le attrazioni turistiche, io volevo soltanto vedere dove viveva e lavorava la gente, per coglierne lo spirito e imparare a conoscere veramente il posto. Ed è esattamente quello che poi facemmo. 




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